Immobiliare, tesoro da 5.300 miliardi snobbato dalle istituzioni

immobiliareL’immobiliare attende risposte e fatti: Imu, patto di stabilità, pagamenti dei debiti da parte della pubblica amministrazione. Un patrimonio che vale 5.300 miliardi di euro e il comparto che produce il 19,4% del Pil nazionale meritano maggiore chiarezza e che sempre più attirano l’attenzione degli investitori internazionali, qatarioti su tutti.

Il presidente di Anci Veneto Luigi Schiavo l’ha detto a chiare lettere in una recente intervista: “Non ci sarà nessuna ripresa senza il rilancio del settore delle costruzioni”.  Ed i numeri parlano chiaro: la ricchezza immobiliare delle famiglie italiane vale 5.300 miliardi di euro, equivalente al 61% del totale della ricchezza.

Secondo un recente studio di Federimmobiliare, sono 59,1 milioni le unità immobiliari in Italia, e ben l’87,5% è intestato a persone fisiche. Di questi, 33 milioni sono abitazioni che nel 91% dei casi sono di proprietà di singoli. Ancora più rilevanti i dati economici in senso stretto: il comparto da lavoro a tre milioni di persone e muove un fatturato annuo da 118 miliardi di euro, ossia il 19,4% del prodotto interno annuo del sistema Pese.

Non c’è da stupirsi dunque se il governo Letta ha si è concentrato fin da subito proprio sull’edilizia: in pochi mesi si è finalmente risolta la vergognosa vicenda degli econbonus su ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche, la cui proroga è stata promessa e rinviata per troppe volte. A parziale indennizzo, per un comparto in cui la pianificazione è stata preclusa proprio per l’incertezza generata dal legislatore, è arrivato anche l’innalzamento dal 55 al 65% e anche l’estensione del bonus del 50% sulle ristrutturazione anche all’acquisto di mobili (fino a 10 mila euro e solo se contestuale al restauro edilizio): in particolare questa seconda misura potrebbe dare respiro anche al settore dell’arredo e distretti produttivi, come quello del mobile classico di Verona, che stanno attraversando una crisi ben più prolungata di quella generale.

Si attende poi che lo sblocco dei pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione produca finalmente risultati tangibili e consistenti. Per l’Imu il congelamento della prima rata solo sulla prima casa è una scelta criticata, e peraltro poco utile se non si tradurrà in un esonero effettivo. Da anni i comuni tuonano contro il patto di stabilità, ma nulla si muove all’orizzonte: la rigidità imposta dall’Ue e dalle precarie situazioni di bilancio dello Stato non sembra destinata a dissolversi a breve, nonostante l’uscita dalla procedura di infrazione.

È in un contesto in cui le istituzioni stentano a fare la propria parte, è la serietà e l’impegno delle imprese del comparto immobiliare a tenere in piedi il sistema: nonostante tutto infatti gli investitori stranieri sono tornati a credere sul nostro Paese. Un esempio su tutti, gli investimenti miliardari del fondo sovrano del Qatar, impegnato con i suoi miliardi da Nord a Sud, isole comprese: gli sceicchi hanno messo le mani sulla Costa Azzurra, con l’intenzione di rivitalizzare l’angolo vip della Sardegna; c’è poi l’investimento su Porta Nuova a Milano e altre iniziative sono in cantiere.

Non è un caso che a Eire, l’Expo Real Estate che si terrà a Milano Fiere, saranno presenti 86 colossi internazionali che hanno investito negli ultimi vent’anni qualcosa come 40 miliardi di euro nel Bel Paese.

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